Fangoterapia
La fangoterapia si compone di: 1. applicazione del fango. Direttamente sulla pelle ad una temperatura di 39°-40° C per un periodo dai 15, ai 20 minuti. 2. bagno in acqua termale. Vi si accede dopo una doccia calda, il bagno è alla temperatura di 38°-39° C, per circa 12-15 minuti. 3. reazione sudorale. Avviene all’interno della stanza del paziente, che deve stare per circa 30/40 minuti sotto le coperte, in modo da effettuare una reazione sudorale completa.
Fangoterapia e osteoartrosi
I sintomi della osteoartrosi, tra le malattie delle articolazioni più diffuse al mondo, costituiscono un oggettivo limite al movimento, all’autonomia e quindi alla qualità della vita del paziente. L’applicazione del fango termale maturo è in grado di influenzare la sintomatologia dolorosa che accompagna peculiarmente la sindrome osteoartrosica e di modulare positivamente l’evoluzione del danno cartilagineo.
Fangoterapia e osteoporosi
E’ scientificamente provato, grazie agli studi effettuati dal Centro Studi Termali Veneto Pietro D’Abano, che la fango-balneo-terapia favorisce il fisiologico equilibrio del metabolismo del tessuto osseo.
Fangoterapia: le cose da sapere
- L'applicazione del fango richiede una sostanziale integrità delle funzioni cardiocircolatorie e renali. In caso contrario, sono previste applicazioni parziali di fango in modo da sottoporre il corpo ad un impatto più contenuto. La fangoterapia è comunque esclusa per soggetti affetti da scompenso cardiaco, da cardiopatia ischemica, da vasculopatia cerebrale e periferica grave, da nefropatie con insufficienza renale. Altre controindicazioni sono riscontrabili in caso di TBC, nella fase acuta di malattie a carattere infiammatorio, nell'epilessia, nell'ipertiroidismo e nei tumori maligni. Si deve inoltre evitare l'applicazione del fango in presenza di varici venose degli arti inferiori specie se aggravate da complicazioni quali flebiti e ulcere, in gravidanza e nei primi giorni del flusso mestruale. Nessuna controindicazione nell'applicazione del fango in sede di protesi metalliche articolari, né di placche a vite per osteosintesi.